LA SCELTA DEL CURATORE

Una nuova opera selezionata dalle collezioni dei musei del Bargello

Museo: BARGELLO

Maestro del Codice di San Giorgio

Dittico (Noli me tangere e Incoronazione della Vergine)

1320 circa

tempera su tavola

cm 42 x 29 (ciascun pannello)

Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. nn. 2017 e 2018 Carrand

 

 

Il dittico è ritenuto opera di un anonimo pittore e miniatore di formazione giottesca, indicato convenzionalmente dagli studiosi con il nome di Maestro del Codice di San Giorgio: tale denominazione deriva da un celebre manoscritto (Codice Vaticano, Arch. S. Pietro, C.129) contenente testi relativi a san Giorgio, sulle cui pagine l’artista eseguì raffinatissime miniature, in uno stile molto personale oggi riconoscibile anche in dipinti su tavola come questo Dittico del Bargello. Il pittore risulta attivo nella prima metà del Trecento, sia a Firenze che alla corte pontificia di Avignone, ove fu al seguito del cardinale Jacopo Stefaneschi: questo potente prelato fu il committente non solo del Codice di San Giorgio, ma anche del grande polittico eseguito negli stessi anni da Giotto e dalla sua bottega, noto come Polittico Stefaneschi (Musei Vaticani). Il Dittico qui in esame è pervenuto al Museo nel 1889 con la collezione di Louis Carrand. E’ costituito da due tavole corredate da cornici sagomate originali, unite da cerniere che ne consentivano la chiusura ‘a libro’, e presenta un formato di dimensioni contenute, tipico degli oggetti di culto di uso domestico, o delle immagini sacre adatte ad essere portate in viaggio. Vi sono raffigurati a sinistra il Noli me tangere e a destra l’Incoronazione della Vergine. Nella prima scena il pittore volle dare notevole evidenza anche al tema della Resurrezione, episodio cui si lega come immediato precedente la narrazione dell’incontro fra Cristo e la Maddalena: i due eventi sono inseriti in uno spazio reso unitario dal prato fiorito, che conferisce all’insieme una marcata impronta naturalistica,  riscontrabile anche nella minuzia descrittiva degli elmi dei soldati, mentre lo spazio restante è affidato al fondo oro finemente lavorato a bulino. Più serrata la composizione dell’Incoronazione, con gli angeli che si stringono numerosi attorno al trono, i cui elementi decorativi rivelano l’attenzione di questo pittore al gusto gotico francese, mentre la lezione di Giotto emerge nella resa espressiva dei volti e nella vivacità cromatica. Il dittico è spesso accostato a due dipinti, analoghi per forma e dimensioni, raffiguranti la Crocifissione e la Lamentazione, conservati al Metropolitan Museum of Art di New York, tanto che la critica tende per lo più a ritenerli parte di un unico polittico, databile intorno al 1320.

Ilaria Ciseri