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OMAGGIO A ELIA VOLPI PITTORE

Disegni e dipinti inediti; il lato meno noto del “padre” del Museo della Casa Fiorentina Antica

PALAZZO DAVANZATI

In risposta al gradimento manifestato dal pubblico, abbiamo il piacere di comunicare la proroga fino all' 8 DICEMBRE 2018 della mostra Omaggio a Elia Volpi pittore, nel Museo di Palazzo Davanzati. 

L'esposizione, allestita nella loggia d'ingresso, continuerà ad offrire il benvenuto ai visitatori introducendoli alla visita del museo con un nuovo racconto sulla poliedrica figura di Elia Volpi, considerato il padre  del Museo di Palazzo Davanzati, presentato nella sua veste più intima e meno conosciuta di pittore. 

Elia Volpi è noto soprattutto quale intraprendente collezionista/antiquario e artefice della ardita intuizione di restaurare l’antico Palazzo Davanzati per trasformarlo nel 1910 in un museo privato, arredandolo nello stile di una abitazione fiorentina tra Medioevo e Rinascimento. Nella sua vita si cimentò anche in una personale produzione artistica figurativa subito dopo la giovanile formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. 

Questa fase è poco nota ma non meno importante per restituire una visione a tutto tondo di questa complessa personalità. La mostra ripercorre la formazione e l’attività giovanile (dai primi anni Settanta all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento) del Volpi, attraverso l’esposizione di dipinti e disegni in gran parte inediti, pervenuti al museo grazie a donazioni e di alcune opere provenienti da collezioni private.

Tra le opere in mostra, il bozzetto per il ventaglio dipinto per la Regina Margherita nel 1885, raffiguirante la Regina seduta nel giardino delle Grazie e incoronata dal Genio d’Italia in mezzo alle Virtù morali e civili; il fascinoso Ritratto di Pia Lori, sua futura moglie, risalente al 1890 circa; il Ritratto di fanciulla del 1885, utilizzato come immagine rappresentativa della Mostra, che spicca per la grande modernità. Dal 6 novembre, sarà esposto anche il dipinto, inedito, Donatello di fronte al Crocifisso di Brunelleschi, felice testimonianza dell’adesione di Elia Volpi alla pittura accademica di storia, con l’immaginaria ricostruzione del celebre aneddoto riportato nelle Vite di Giorgio Vasari. Il dipinto, un olio su tela, è entrato nella collezione di palazzo Davanzati nel 2014 a seguito della donazione di Erica Dozza, una delle eredi di Elia Volpi, che comprendeva tra l’altro disegni, documenti e oggetti appartenuti al Volpi stesso. L’opera andrà a sostituire le altre di collezione privata esposte nei primi mesi di apertura della mostra e molto apprezzate dal pubblico.

In esposizione anche una sezione multimediale e in particolare un video inedito, intitolato Elia Volpi nella quiete di Villa di Celle; il filmato presentato per la prima volta, contiene riprese girate in tempi e luoghi diversi introducendoci in alcuni momenti della vita privata di Elia e della sua numerosa famiglia attorno alla fine degli anni Venti del Novecento.
Inoltre, un pannello touch screen con le foto dell’album dedicato a La storia di Palazzo Davanzati permetterà di ricostruire la storia della “creazione” del Museo e di un vero e proprio modello di “fiorentinità”.

La mostra sarà quindi ancora visitabile, negli orari di apertura del Museo, fino all'8 dicembre 2018.

Con la Direzione di Paola D’Agostino, Direttore dei Musei del Bargello; Daniele Rapino, Responsabile del Museo di Palazzo Davanzati e Brunella Teodori, ideatrice e curatrice dell’esposizione.

ISLAM E FIRENZE. ARTE E COLLEZIONISMO DAI MEDICI AL NOVECENTO

Firenze, Museo Nazionale del Bargello - prorogata fino al 4 novembre 2018

BARGELLO

 

Le sezioni della mostra “Islam e Firenze”, ospitate nelle sale del Museo Nazionale del Bargello, resteranno aperte fino al prossimo 4 novembre.

“Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento” è il titolo della grande mostra che rappresenta un’occasione unica per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente.

Si tratta di una sontuosa rassegna di arte islamica, curata da Giovanni Curatola, organizzata dagli Uffizi e dal Museo Nazionale del Bargello con importanti prestiti internazionali e anche opere significative da altri istituti del territorio fiorentino (Museo Stibbert, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Museo Bardini e la Villa medicea di Cerreto Guidi).

Le quattro sezioni allestite nelle sale del Museo Nazionale del Bargello e dedicate ad altrettanti collezionisti che si sono distinti per il proprio gusto e per la propria passione per l’arte islamica, saranno ancora visitabili fino al prossimo 4 novembre. Nelle sale al pianterreno e al primo piano viene illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e allestimento museale di tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio Novecento. In quegli anni Firenze era infatti frequentata da importanti collezionisti, italiani e stranieri, direttori di musei, curatori, tutti conoscitori ed estimatori di arte islamica.

Sarà un modo per conoscere meglio Louis Carrand e Giulio Franchetti (che in fin di vita donarono al Bargello gli oggetti d’arte raccolti nel corso della loro attività), Frederick Stibbert e Stefano Bardini (che trasformarono le proprie collezioni in veri e propri musei) e la cui attività collezionistica ha contribuito a scoprire, raccogliere e salvaguardare oggetti di grande pregio e rarità.

Nella prima sala della mostra sono visibili alcuni dei tappeti orientali raccolti da Stefano Bardini (1836-1922). Famoso con l’epiteto di “principe degli antiquari”, Bardini dominò il mercato artistico mondiale a cavallo fra Otto e Novecento e fu un precursore del collezionismo di tappeti islamici.

Frederick Stibbert (1838-1906) fu invece un grande appassionato ed esperto di armi, e in particolare, anche se non esclusivamente, di armi ed armature islamiche, di cui sapeva apprezzare la raffinatezza tecnica e l’eleganza con gusto addestratissimo.

Se al Bargello oggi si conserva una delle principali collezioni d’arte islamica in Italia, gran parte del merito va all’antiquario lionese Louis Carrand (1821-1889) che nel 1888 donò a questo museo una grande collezione di arti decorative di età medioevale e moderna. Nella raccolta Carrand gli oggetti d’arte islamica spiccano sia per numero che per varietà.

Anche il barone Giulio Franchetti (1840-1909) donò al museo nel 1906 una propria collezione: in questo caso si trattava esclusivamente di tessuti antichi, orientali ed europei, databili fra il Medioevo e il Settecento frutto di una passione, coltivata e perseguita per un’intera vita, alla ricerca dei pezzi più scelti, più belli e più rari.

Un percorso spettacolare, vario, e affascinante attraverso scambi e contaminazioni culturali che meritava un’occasione in più per essere scoperto o approfondito.

 

Per saperne di più, segui le parti del racconto della mostra, dedicate ai quattro collezionisti:

Islam e Firenze     

Il racconto della mostra

Stefano Bardini e i tappeti orientali

Frederick Stibbert e la sua «sala moresca»

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Louis Carrand e la sua grande donazione

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Giulio Franchetti e l'arte del tessuto

 

IL RELIQUIARIO DI MONTALTO - PROROGATA AL 30 SETTEMBRE 2018

Un superbo manufatto di oreficeria dalle zone terremotate delle Marche in mostra al Museo Nazionale del Bargello

BARGELLO

Il Museo Nazionale del Bargello ha il piacere di presentare il Reliquiario di Montalto, attribuito all’artista francese Jean Du Vivier - attivo a Parigi alla corte di Carlo V, nella seconda metà del XIV secolo - dal 24 settembre 2017 al 30 settembre 2018 nella Cappella della Maddalena del Museo del Bargello, su gentile concessione del Museo Sistino Vescovile di Montalto.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha compromesso l’agibilità del Museo Sistino Vescovile di Montalto che conserva, come suo tesoro più prezioso, il reliquiario donato da papa Sisto V. In questa drammatica contingenza il Museo Nazionale del Bargello ha deciso di ospitare il reliquiario, rarissimo capolavoro di oreficeria medioevale, perché sia visibile anche durante i necessari lavori di restauro dell’edifico storico dove sono esposte le collezioni e perché l’attenzione del pubblico non si distolga dalla critica situazione che il sisma ha provocato nelle regioni centroitaliane.

Il reliquiario, formato da una teca centrale in oro destinata a contenere preziose reliquie, è eseguito con una tecnica preziosa e difficile, quella dello smalto ‘en ronde bosse’ che permetteva di ricoprire il metallo di colori splendenti anche nelle parti in aggetto. La lucentezza di questo materiale gareggia con quello delle gemme e delle perle.

La parte più antica in oro è attribuita al celebre orafo parigino della fine del XIV secolo, Jean Du Vivier che ha lavorato per il re di Francia Carlo V (1364-1380). Il reliquiario divenne, per la rarità del suo contenuto sacro e per l’elezione della sua forma artistica, oggetto di desiderio di sovrani, papi e cardinali passando di proprietà rapidamente dai duchi di Borgogna, a Ferdinando IV del Tirolo, a Lionello d’Este marchese di Ferrara e, tramite il gioielliere tedesco Giacomo de Goldemont, a papa Paolo II Barbo (1464-1471). Infine, papa Sisto V Peretti (1585-1590) donava il reliquiario alla cittadina marchigiana di Montalto, “sua carissima patria”.

L’esposizione mira, inoltre, a sostenere una raccolta fondi - con un crowdfunding e mettendo a disposizione nel nostro bookshop alcune pubblicazioni sul reliquiario - destinata al restauro del museo di Montalto e di altri monumenti danneggiati dal sisma, appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno.

Durante l’esposizione presso il Museo Nazionale del Bargello si terranno visite guidate e altre iniziative di divulgazione e approfondimento dedicate all’oreficeria sacra, di cui il reliquiario di Montalto rappresenta uno dei più alti capolavori.

ISLAM E FIRENZE. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento

Dal 22 Giugno al 23 Settembre - Gallerie degli Uffizi e Museo Nazionale del Bargello

BARGELLO

“Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento” è il titolo della grande mostra che rappresenta un’occasione unica per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente. 

Si tratta di una sontuosa rassegna di arte islamica, curata da Giovanni Curatola, organizzata dagli Uffizi e dal Museo Nazionale del Bargello con importanti prestiti internazionali e anche opere significative da altri istituti del territorio fiorentino (Museo Stibbert, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Museo Bardini e la Villa medicea di Cerreto Guidi). 

Un comitato scientifico internazionale ha lavorato intensamente alla selezione delle opere e al catalogo della mostra, con saggi ricchi di indagini scientifiche e storiche che mettono in chiaro il ruolo importantissimo di Firenze negli scambi interreligiosi e interculturali tra il Quattrocento e il primo Novecento. 

La mostra si articola in due sedi espositive: al Bargello viene illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, con opere dalle donazione di Louis Carrand e Giulio Franchetti e dalle collezioni di Frederick Stibbert e Stefano Bardini. In quegli anni Firenze era infatti frequentata da importanti collezionisti, italiani e stranieri, direttori di musei, curatori, tutti conoscitori ed estimatori di arte islamica.

Anche al fine di ampliare le possibilità di visita a questa sezione della mostra il Museo Nazionale del Bargello ha programmato, per i prossimi giorni, due aperture serali straordinarie: il 25 giugno e il 9 luglio il Museo sarà visitabile dalla mattina fino alle 20.00 di sera.

Agli Uffizi, l'altra sede espositiva, sono raccolte le testimonianze artistiche dei contatti fra Oriente e Occidente: le suggestioni e i ritratti di sultani, esemplari preziosi della lavorazione dei metalli, ricercatissimi già dai tempi di Lorenzo il Magnifico, le ceramiche orientali, o quelle ispano-moresche con stemmi nobiliari fiorentini. Stoffe e grandi tappeti provenienti dall’Egitto mamelucco di fine Quattrocento o degli inizi del Cinquecento, entrati molto presto nelle collezioni mediceo-granducali, i vetri, i metalli che hanno influenzato la coeva produzione italiana, e non ultimi gli splendidi manoscritti orientali provenienti dalla Biblioteca Nazionale e della Biblioteca Medicea Laurenziana.

Un percorso spettacolare, vario, e affascinante attraverso secoli di scambi e contaminazioni culturali

In occasione di questo evento, infine, e per tutta la durata della mostra Uffizi e Bargello offrono la possibilità di acquistare un biglietto combinato per € 29, ridotto €14.50, valido tre giorni che consentirà di visitare gli Uffizi, il Bargello la mostra Firenze e l’Islam. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, e con accesso anche al Museo archeologico di Firenze.

DA BROOKLYN AL BARGELLO

Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti

BARGELLO

10 Novembre 2017 - 8 aprile 2018

Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, approda a Firenze un capolavoro che ha lasciato l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la Resurrezione di Giovanni della Robbia.

Verrà presentata al pubblico nella cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata dai Della Robbia.

Commissionata probabilmente intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529).

Figlio di Andrea e insieme a lui continuatore della bottega dello zio Luca, Giovanni si indirizzò verso una produzione contraddistinta da una maggiore esuberanza decorativa e cromatica, come appare proprio da questo straordinario esemplare, rimasto per quasi quattro secoli nella sua ubicazione originaria, la prestigiosa Villa Le Rose costruita fuori le mura di Firenze quale residenza di campagna e sede, già in antico, di produzione vinicola.

La lunetta raffigura il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali.

L’opera venne acquistata nel 1898 da Aaron Augustus Healy (1850-1921), personaggio chiave della Brooklyn di fine Ottocento, importante uomo d’affari, presidente del Brooklyn Institute of Arts and Sciences per venticinque anni, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate.

Healy, che portò a New York la lunetta per donarla al Brooklyn Museum, la riaccompagna idealmente oggi a Firenze, con una spettacolare presenza ‘in effigie’: altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano è infatti il Ritratto di Aaron Augustus Healy dipinto da John Singer Sargent nel 1907. Sargent (Firenze 1856 – Londra 1925) artista cosmopolita e di eccezionale successo, fu uno dei ritrattisti più in voga presso l’alta società delle capitali europee e americane: quello di Healy è uno degli ultimi ritratti eseguiti da Sargent, che in seguito riservò quel privilegio solo a pochi fortunati come Henry James, Vaslav Nijinsky, John D. Rockefeller o il presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson...

VINCENZO GEMITO: TRE STUDI DAL VERO IN TERRACOTTA

Eccezionalmente esposti al Bargello

BARGELLO

Fino all'8 aprile 2018

La Direzione del Museo Nazionale del Bargello ha il piacere di presentare un prestito eccezionale da parte di Intesa Sanpaolo, dalle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli, di sculture di Vincenzo Gemito.

Fino all’8 aprile lo Scugnizzo, lo Studio dal vero (Moretto) e il Fiociniere, terrecotte realizzate dallo scultore napoletano intorno al 1870, saranno esposte nel Salone della Scultura del Cinquecento al Bargello, in un inedito accostamento tra terrecotte cinquecentesche e ottocentesche che offre l’opportunità di rileggere l’opera dello scultore napoletano alla luce delle suggestioni dei grandi maestri del Rinascimento.

Il prestito celebra il centenario della donazione del Pescatoriello in bronzo di Vincenzo Gemito al Museo Nazionale del Bargello da parte di Achille Minozzi nel 1917. Quest’opera è attualmente esposta alla mostra I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo (Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano, 5 dicembre 2017- 8 aprile 2018).

Sabato 24 febbraio alle ore 12, la dottoressa Paola D’Agostino, Direttore del Museo Nazionale del Bargello, terrà una visita guidata straordinaria dedicata a Gemito e ai tre “studi dal vero” in terracotta.

Nel mese di aprile saranno annunciate visite straordinarie  a tema, dedicate allo scultore napoletano.

LA FABBRICA DELLA BELLEZZA. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue

18 maggio - 1 ottobre 2017

BARGELLO

La mostra del Museo Nazionale del Bargello è la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.

Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia e tuttora funzionante.

Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori del tardo Rinascimento e del Barocco, servendosene per creare la sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava repliche dalle più celebri statue antiche. Grazie ad una raffinata perizia, nelle fornaci di Doccia furono realizzate monumentali figure di porcellana: sculture eccezionali per tecnica e dimensioni.

La collezione di modelli, ampliata dagli eredi di Carlo, è divisa tra la Manifattura Richard Ginori e il Museo adiacente alla fabbrica, purtroppo chiuso dal maggio 2014. Quest’insieme di modelli e di porcellane, conservate nel museo, costituisce un nucleo di fondamentale importanza per la storia della scultura. La Fabbrica della bellezza è stata concepita per tenere viva l’attenzione su questo eccezionale patrimonio ed ha trovato la sua sede ideale al Bargello, primo museo nazionale del Regno di Italia, e il più importante al mondo per le collezioni di scultura italiana.

La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitrios Zikos, con la collaborazione di Cristiano Giometti e di Marino Marini, ed in sinergia con Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai dell’Associazione Amici di Doccia.

Un lungo percorso di indagini storico-artistiche, di intense discussioni scientifiche e culturali iniziate oltre un anno fa ha portato ad un’esposizione e ad un catalogo corali.

Attraverso nuove ricerche, incentrate su singoli casi studio, le porcellane dialogano con opere del Bargello e con sculture concesse in prestito da istituzioni nazionali, straniere e da privati – alcune esposte in Italia per la prima volta.

Clicca su "Dettagli" per una descrizione del percorso espositivo.